[galleries] The Afeman Goes Live!

Lab 12, Vigevano (I), 15.10.2004

 

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Parole di Davide@whitenoise

“The Afeman goes live!...

...e noi andiamo a vederlo”, potrebbe essere il sottotitolo. Istruito in anticipo dal buon Andrea scatta nella mia testa un monologo amletico risoltosi in ben poco tempo: “Si va o non si va? In fondo Amon non è mica uno qualsiasi e si porta pure dietro il fido Never Known, è un Andrea Marutti a tutto tondo, 360° di basse frequenze… Cosa fai, te lo perdi? E quando ti ricapita?”... Ero già in auto a questo punto del ragionamento.

La chiamata alle armi sotto forma di volantino propagandistico riassumeva con piglio da statista l’informe miscela audio che ci attendeva con percentuali di rumore, droni e campioni che sfumavano tra loro e già mi figuravo in mente esplosioni cosmiche nei remoti spazi dell’universo, memorie dei miei primi ascolti di Amon… ma il menù si presentava persino più vario.

E’ breve il tragitto che ci separa dalla estemporanea e particolare location dello show, una villa privata messa a disposizione del nostro per proporre un set misto dei vari progetti che lo vedono coinvolto per un caleidoscopio di suoni/immagini davvero sorprendente ad opera finita.

Le buie e micidiali strade extraurbane della pianura ci vedono girovagare senza meta dopo che, scontato, perdiamo la strada maestra. Giungiamo infine dopo qualche difficoltà alla meta, forti di in un mostruoso anticipo che ci porta ad essere tra i primi a mettere piede nel seminterrato che ospita la serata. L’ambientazione è suggestiva, quantomeno inusuale, sicuramente consona più di improbabili localini... e poi c’è l’Afepoint!

Afeman – Quattro chiacchiere mentre la saletta si riempie ed è il momento dello show, Andrea è barricato dietro un muro di macchinari, tastiere, gadget e campionatori... un arsenale mica male. Uh... c’è anche una chitarra?! Ma non eravamo nel regno del drone più cupo? Meglio così le sorprese fan sempre piacere...

Poi nel silenzio ecco un suono... lontano una frequenza, si ingrossa, cresce con costanza maniacale, raggiunge un picco di potenza spiazzante [15% controlled noise], prende possesso dell’etere e lo satura subito. E’ un ingresso, la compressione che si avverte infilandosi a tutta velocità in un tunnel, lo sbalzo è solo iniziale, poi ci si abitua alla pressione, si prende confidenza... il suono defluisce (o lo si percepisce sfumare in virtù del nostro adattarci)... Compare Never Known, nell’aria e nella TV che trasmette immagini, una sorta di canale pirata, decodificato in tempo reale dagli strumenti di Andrea, un “Videodrome audiocompresso”.

L’aria si fa' rarefatta, il suono Never Known è profondo nel suo sviluppo ma non tanto da impedirti di vedere la luce in superficie, lento e inarrestabile. Il suono è come un’entità, sorpassa agevolmente i canali uditivi, si insinua nella testa e nello stomaco. Abbatte le barriere difensive [breaking down the barriers...] per agire dell’interno...

Disegni circolari reiterati, immagini di bambini e cani, spazi aperti, boschi e “cartoline annacquate”... Conan e Lana! E’ un puzzle estetico in movimento di luci ed ombre che (in)seguono il suono, lo anticipano o rincorrono, nel suo apparente ed instancabile evolversi, lo disegnano in due dimensioni ampliandolo e completandolo, ma senza mai ritornare al suo inizio senza vederne una fine, come un messaggio... un sample emotivo del D.N.A di Andrea lanciato attraverso una frequenza, emessa per vagare in eterno verso... “Gateway to the Stars”... e si sale, il suono implode e rinasce al suo massimo [40% ambient soundscapes], avvolgente come l’eco di un’esplosione che si porta dietro una storia nascosta tra le onde che oscillano...

Poi il ritorno sulla terra, suoni ritmici, fisici, che ti inchiodano il corpo, generati ora da un tentacolare groviglio di cavi, i battiti cardiaci del synth analogico che rivive [15% analogic circuits], risvegliato dagli input di Andrea che si “interfaccia” con lo strumento. E il pulsare ritmico è trascinante. I suoni generati ora con una chitarra elettrica, ora con un PC-zombie, cavia da esperimenti e vaso di Pandora di suoni impensabili [20% computer madness]... inizia il deflusso, si vede l’uscita (ma chi vorrebbe uscire?) la pressione cala di nuovo, si torna a percepire ciò che sta intorno, si riprende un contatto materiale con le cose dopo un limbo che è durato quasi un’ora, e che si chiude con un piccolo delirio sonoro creato da chicchi di riso che precipitano sulle corde di una chitarra [10% guitar abuse], andando a dipingere un altro tassello di elettroacustica. La pressione esterna è normale, i battiti (del cuore) meno, la mente si sta riadattando, il tunnel è alle spalle...

Il suono è ormai solo un eco, ti guardi attorno per vedere cosa diavolo è successo: qualcosa c’era ma ora è andato... si, ma questo “fuori da te”, dentro è un caotico ribollire di frequenze che ancora ti rimbombano tra gli organi interni... e il suono? Dov’è?

Intanto applaudi, e direi che proprio non puoi fare altro, ma continui a pensare, ti sembra di essere stato risucchiato da un buco nero e la memoria dell’ora appena passata è un ricordo distorto di stralunate impressioni video, piccole Polaroid mentali... con l’audio in presa diretta. Che poi l’audio in presa diretta non lo usa più nessuno, è stato tipico solo in-certo cinema neorealista...

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